La guerra del Vietnam

Il Vietnam, stato indipendente dal X secolo, venne attaccato nel 1859 dalla Francia e nel 1887 venne costituita l’Indocina francese, con a capo un re fantoccio in modo da avere il controllo diretto sul territorio. Nel luglio del 1940 l’indebolimento della Francia all’inizio della seconda guerra mondiale permise all’Impero Giapponese l’invasione dell’Indocina. Solamente un anno più tardi si concretizzò la formazione del Vietminh (Fronte per l’indipendenza del Vietnam) che nel ’45, approfittando della disfatta francese e della focalizzazione dei giapponesi su altri fronti, riuscì a conquistare la parte settentrionale del paese e pochi mesi dopo, grazie all’insurrezione generale, riuscì a rendere indipendente anche la parte meridionale. Il Vietminh fece abdicare Bao Dai e nominarono capo del governo Hồ Chí Minh. Tuttavia il generale De Gaulle continuava a credere nella “missione civilizzatrice”, così organizzò un corpo di spedizione insieme agli USA e il compito di sconfiggere i giapponesi venne affidato alla Cina, che cominciò ad operare nel Nord, supportata anche dal governo Vietminh. Dopo lo sbarco in Cambogia, nel Sud dell’Indocina, i francesi ottennero il consenso della Cina di invadere anche il Nord in cambio di concessioni politiche ed economiche. Per non perdere qualsiasi diritto, Hồ Chí Minh venne a patti con la Francia e firmarono dei trattati secondo cui la Repubblica del Vietnam veniva riconosciuta come indipendente ma facente parte dell’Unione francese. Tuttavia i patti non vennero rispettati appieno poiché la Francia voleva controllare l’Indocina e il 20 novembre 1946 i francesi bombardarono il porto di Haiphong, a Nord. Così cominciò la guerra del Vietnam. Nonostante le difficili condizioni in cui si trovò, la resistenza vietnamita riuscì a organizzare una vera e propria guerra di popolo, infatti i partigiani in poco tempo costituirono un vero e proprio esercito popolare. Nel ’50, con l’aiuto della Cina, il Vietnam passò all’offensiva e misero in difficoltà i francesi. Poco dopo Bao Dai (riportato al comando nel ’49) nominerà primo ministro Ngo Dinh Diem. Per far fronte alla situazione critica i francesi puntarono sulla formazione di un esercito del Vietnam di Diem e sull’aiuto degli USA. Arrivati a questo punto abbiamo due schieramenti: Vietminh (filocomunisti), Cina e Unione Sovietica da un lato e Vietnam del Sud (filoccidentale), Francia e Stati Uniti dall’altro. Allora si creò anche un partito di resistenza nel Sud, composto dai vietcong, che in pochissimo tempo riuscì a conquistare gran parte del territorio. Nel maggio del ’61 Kennedy decise quindi di accrescere l’aiuto militare e nel gennaio del ’62 venne costituito un comando militare a Saigon. Nel novembre del ’63 con un’operazione militare venne rovesciasto il regime diemista e il ministro venne ucciso. Così si intensificarono gli scontri. I vietcong cominciarono a escogitare diversi stratagemmi per colpire le truppe statunitensi senza subire perdite: costruirono sistemi di gallerie sotterranee da cui si accedeva da entrate subacquee; al loro interno tenevano viveri e armerie; erano anche fornite di uscite nascoste in modo da cogliere di sorpresa i nemici. Piazzarono su tutto il territorio mine, fili d’inciampo collegati a granate e trappole con aste appuntite e avvelenate. Fu una guerra atroce, con un numero di perdite eclatante: circa 4.200.000 morti complessivamente. La guerra si concluse con la caduta di Saigon: fu la prima vera sconfitta politico-militare da parte degli Stati Uniti d’America. Era il 30 aprile 1975.

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